Artisti della Fuga – L’incredibile maestria dei più famosi fuggitivi

Sono sempre stato affascinato dalla sorprendente ed avventurosa fuga dalla prigione di Alcatraz ad opera di Frank Lee Morris e dei fratelli Clarence e John William Anglin avvenuta il 12 giugno 1962. Un quarto uomo, Allen Clyton West, preso dal panico non riuscì a seguirli nella rocambolesca fuga.
Il famoso film interpretato da Clint Eastwood ha spesso accompagnato il mio pensiero ad immaginare le emozioni e le sofferenze di questi tre uomini che sono riusciti in una impresa ritenuta assolutamente impossibile da moltissime persone. Ognuno di noi conosce la storia nei dettagli ma è così interessante analizzare le fotografie dei lavori artigianali che hanno improvvisato cercando di ottenere a tutti i costi la libertà.

Sono particolarmente affascinato nello scoprire ogni più minuto dettaglio dei volti dei manichini che misero ben sistemati nei loro letti durante la notte per simulare la loro presenza alle guardie. Durante la notte lavoravano silenziosamente per allargare della presa d’aria delle celle dalla quale poi scappare. Le teste di gesso hanno ingannato la guardie che durante le ispezioni pensavano che stessero dormendo. Hanno organizzato così la fuga procurandosi sotto banco del materiale di fortuna. Le teste sono state realizzate con pochissima attrezzatura e materiali di base, per questo penso che non si potesse fare di meglio. Non erano scultori né persone con capacità artistiche, ma le loro teste fatte a mano erano minuziosamente modellate e dipinte in modo così efficace che non furono mai scoperti dalle guardie durante i preparativi per l’evasione. La foto a destra è stata scattata nella cella di Clarence Anglin la mattina del ritrovamento. In questo modo hanno ingannato le guardie durante il turno di lavoro notturno.

Frank Lee Morris fake head, 1962 ca.

Filo di ferro, bende di cotone, capelli umani e gesso dipinto.

H 25, W 25, D 17. Golden Gate National Recreation Area, GOGA 407.

Two images of Clarence Anglin’s fake head, 1962 ca.

Filo di ferro, bende di cotone, sapone, capelli umani e gesso dipinto.H 23, L 21, P 14.  La testa è stata restaurata nel 1981 quando è stato aggiunto il cemento sul retro.

Golden Gate National Recreation Area, GOGA 405.

John Anglin’s fake head, 1962 ca.

Filo di ferro, bende di cotone, capelli umani e gesso dipinto.H 23, L 21, P 14.

Golden Gate National Recreation Area, GOGA 406.

Allen Clayton West’s fake head, 1962 ca.

Filo di ferro, bende di cotone, capelli umani e gesso dipinto.H 23, L 13, P 11.

Golden Gate National Recreation Area, GOGA 404.

Studiando nel dettaglio le teste si scoprono tante cose interessanti. Come riportato dal fascicolo ufficiale dell’FBI (n°7626295 vol.1, 12 giugno 1962) redatto subito dopo l’evento, tre teste furono modellate con un alto spessore di cemento Portland misto a sabbia ed un sottile strato di cemento bianco con una verniciatura realistica color carne, (in un altro paragrafo si dice genericamente teste finte in gesso). La testa di Clarence Anglin è stata realizzata con sapone imballato su un fascio di bende di cotone bianco e poi dipinta allo stesso modo.
In realtà il cemento Portland con sabbia è stato utilizzato solo in una delle quattro testate e solo per riempire l’interno. Sarebbe stato troppo elaborato, il cemento indurisce troppo lentamente: l’indurimento inizia dopo un’ora e termina dopo sei o sette ore minimo. Lavorare e modellare i vari strati sono tempi troppo lunghi per un detenuto che lavora in fretta e di nascosto. Il materiale doveva essere più rapido, di uso veloce e facile da usare.

Se hanno preso le bende di cotone in infermeria, è più probabile che abbiano usato del gesso per le ingessature ortopediche o per i calchi dentali. Negli anni sessanta esistevano scatole di gesso a presa rapida per uso medico come il Gypsona. Interessante anche notare che per semplificare il lavoro hanno modellato solo la metà delle teste, in un caso solo la parte che sporgeva dalle coperte. Ciò conferma che avevano del tempo molto limitato per la fuga e che dovevano fare economia dei materiali ottenuti corrompendo e pagando altri detenuti. Le mezze teste davano l’impressione del reale peso sul cuscino. Le orecchie furono modellate separatamente e poi applicate, in questo modo il lavoro è stato molto più semplice.

Foto originale delle quattro teste finte.

È inoltre possibile riconoscere che le teste sono state modellate da due “mani” diverse. Il primo e il terzo da sinistra (sopra) hanno dimensioni più realistiche e migliori proporzioni anatomiche. Le orecchie sembrano modellate separatamente e poi aggiunte alle teste.
Il secondo e l’ultimo a destra sono molto simili di profilo, hanno il naso lungo e le orecchie più grandi con lo stesso disegno. Anche questi due mostrano la stessa tecnica di esecuzione. Una struttura di fili costituisce un rinforzo interno dettagliato, che sostiene anche il contorno dell’orecchio.

Sono stati trovati capelli umani sotto il letto di Clarence. Le ciocche di capelli venivano raggruppate come una coda di cavallo e poi incollate sulle teste sovrapponendole una sull’altra per un effetto estetico più realistico. Gli stessi capelli umani, prelevati dal barbiere, venivano utilizzati per le ciglia e le sopracciglia eseguendo un lavoro molto preciso.

Niente è stato lasciato al caso ma tutto è stato preparato con cura e dettaglio. Nelle foto sottostanti è mostrato il luogo sicuro scelto come laboratorio dove i detenuti assemblavano i materiali che utilizzarono per fuggire dalle mura della prigione e per compiere la traversata in mare per raggiungere la terraferma. Gli strumenti che i detenuti realizzano erano oggetti facilmente disponibili. È sorprendente come i manici dei cucchiai (in basso al centro) siano molto simili alle spatole da scultore.

La fuga rimane uno dei più grandi misteri della storia della prigione di Alcatraz. Nessuno ha mai visto o incontrato Morris e i fratelli Anglin, anche se gli avvistamenti in tutto il Paese furono tanti.
Il caso fu chiuso il 31 dicembre 1979.
Recentemente, in occasione del 40esimo anniversario dell’evasione sono apparsi sui giornali articoli e interviste che hanno rafforzato l’ipotesi della riuscita dell’evasione. Io ci ho sempre creduto.