La Mano di Apollo

Una corretta iconografia è stata restituita alla famosa statua di Apollo del Belvedere esposta presso il Cortile Ottagono dei Musei Vaticani.
Questa scelta da moltissimi anni attesa dalla comunità scientifica è stata possibile grazie ad uno dei calchi antichi più preziosi della storia dei ritrovamenti archeologici. Si tratta della cosi detta Mano di Baia, uno dei numerosi frammenti in gesso appartenenti a calchi di statue complete tratti direttamente dai bronzi greci. Il ritrovamento avvenne nel 1954 in un ambiente delle Terme della Sosandra presso il sito archeologico di Baia. Tra i tantissimi frammenti furono riconosciuti numerosi dettagli di statue antiche diverse. Dallo studio proseguito negli anni si accertò che i frammenti in gesso provenivano dalla bottega di un copista che disponeva di una ragguardevole gipsoteca (composta da calchi di originali bronzei) dalla quale scolpiva le copie marmoree per facoltose committenze.

In occasione del recente restauro dell’Apollo (conclusosi nell’ottobre del 2024), che ha previsto un innovativo recupero statico (Andrea Felice) ed uno straordinario recupero estetico (Valentina Felici), si è finalmente scelto di restituire alla statua la sua antica mano.
La bellissima copia romana dall’originale in bronzo di Leochares, venne rinvenuta nel cuore della capitale presso il colle Esquilino alla fine del XV secolo, integra ma priva della mano sinistra scolpita separatamente. Entro breve tempo da quando venne acquisita nelle collezioni papali fu affidato allo scultore Michelangelo Montorsoli il compito di scolpire una nuova mano per l’Apollo.
Tuttavia in epoca moderna la mano di Montorsoli fu oggetto di discussione tanto che venne in più occasioni tolta e ricollocata secondo differenti scelte filologiche.

Durante l’attuale restauro la curatrice della collezione greca e romana Claudia Valeri insieme al restauratore Andrea Felice hanno ipotizzato la sostituzione della mano di Montorsoli con quella del Calco di Baia. Dopo attenti studi e soprattutto sorpresi dalle migliorie estetica e compositiva, quella che all’inizio era solo un’ipotesi si è mostrata come una strada percorribile fino in fondo. Ulteriori approfondimenti e dettagliate valutazioni hanno portato l’intera Direzione del Museo e tutte le professionalità coinvolte nel restauro a compiere tale scelta.
La nuova mano in calco è stata così montata in maniera definitiva (ma reversibile) sulla statua. La corretta posizione è stata valutata con estrema perizia facendo fede principalmente all’armonia visiva ed alla naturalezza del movimento. Sono state inoltre compiute numerose simulazioni e misurazioni utilizzando dei modelli 3d ad opera del Gabinetto di Ricerche Scientifiche diretto da Fabio Morresi.
Il calco è stato realizzato in resina acrilica da Andrea Felice (restauratore e maestro formatore) con tecnica tradizionale. Felice è anche l’autore della porzione di avambraccio mancante che ha egli stesso prima modellato in creta e poi tradotto in resina attraverso un’operazione di formatura.
L’integrazione, composta dal calco di Baia e dal nuovo avambraccio, è stata resa riconoscibile facendo fede alla moderna etica del restauro integrativo.
Il calco in resina acrilica è stato montato sul marmo originale con un perno in fibra utilizzando le sedi preesistenti e poi pigmentato con toni neutri per una corretta integrazione.

La straordinaria scelta filologica ha trovato il pieno successo nella sorprendente resa estetica e compositiva. La comunità scientifica, che da decenni dibatteva sull’argomento, con unanime entusiasmo ha approvato la restituita identità dell’Apollo del Belvedere.
Il lavoro è stato possibile grazie ad un attento approccio scientifico e metodologico nonchè a competenze tecniche molto specifiche.
Lo stesso Calco di Baia, raro superstite dell’unica parte mancante dell’originale marmoreo, ha finalmente trovato la più giusta e nobile collocazione.
L’antico calco in gesso di Baia è conservato presso il Museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello Aragonese.
Approfondimenti:
-Landwehr, Die antiken Gypsabgussen aus Baiae. Griechische Bronzstatuen in Abguessen roemischer Zeit, Berlin 1985
-Gasparri, L’officina dei calchi di Baia, in RM 102, 1995
-Video Ufficiale del Restauro, 2024 https://youtu.be/cy9lAS3C6wc?si=5AmJ9TPx4ggJr-2V