a Polaroid in Canova’s Studio

On the long tradition of Atelier d’Artiste paintings, which today also preserve an extraordinary historical value, the Pompeo Calvi’s (1806-1884) painting appears like a modern snapshot, like a Polaroid that captures the exact moment of life. What happens in a place, a context, a real scene that otherwise we could only imagine.
The interior of the roman Studio of Antonio Canova, which still existing in Via Canova, is surrounded by the typical atmosphere of the artist’s ateliers in the past, perhaps with some element and object voluntarily arranged in a strategic way, such as the easel lying on the floor, the wooden wedge or the hole in the floor, in order to emphasize that characteristic flavor of these places. Everything refers to the personality of the great neoclassical sculptor who, elegant and cultured man, even during the moments of work and concentration, loved to observe and be inspired by his own works and the readings of the classics.

Pompeo Calvi (1806-1884) Canova in his Studio. Oil on canvas 1195 X 972 cm.

The room is well illuminated by a wide source of natural light that comes from the observer’s right, all the rest receives glare and shadows in a diffuse and non-violent spot way. At the center the sculptor is portrayed in his work clothes, concentrated and captured in a dynamic pose during which he carefully observes the modeling work, studying it just two steps back to frame it in its entirety.
In his hand he holds a tool of wood and others of different shapes and sizes laid and inserted in the fresh clay at the base of the sculpture. The practice of insert the modeling tools in the clay is very widespread and comes from a spontaneous, almost involuntary, gesture that allows the tools to be quickly recognized and ready to use during the modeling work. The sculptural group is the Charity for the funeral monument to Maria Cristina of Austria. The work in progress is placed on a massive sculptor’s bench sufficiently solid to resist under the weight of several quintals of clay. A ladder allows to reach the upper parts of the sculpture. The wooden box at the bottom is equipped with a slit for an easy grip and is a very useful object in the shop for multiple uses, on it there is a copper or brass basin with water and a small broom that serves to spray water on the sculpture to keep the clay fresh and soft. The model is seated lower right, probably during a break, intent on observing a drawing by the master. Her hair is styled in classic manner and under her bare feet a beautiful red cloth protects her from the dusty and cold floor. Her dress is placed on the table also messy and full of things. In this way all the elements present describe the scene in a dynamic and realistic way an instant, a moment of life. The easel lying on the ground, the stub of a candle, the hammer and the hole in the floor emphasize the realism of the scene.

On the back, so typical in artist studies and in plaster workshops, a large number of bas-reliefs, casts and plaster fragments hang on the wall. On the shelf some sketches make a fine show in order to symbolize some Canova’s great masterpieces. From left a terracotta of Hercules and Lica, then a plaster of the Hebe, in the center a terracotta sketch of Perseus, then a small bust. The last one is a dry clay of the Italic Venus.
Beyond the tent and the large door with plumb glass, another room can be glimpsed with the wooden beam ceiling, inside plaster models of Napoleon as Marte Pacificatore of 1809, the Creugante and in the end a Lion of the tomb of Clement XIII in St. Peter’s in Rome. The beautiful empire-style seat seems come from a domestic environment of an elegant home.
The objects that I consider most interesting under a technical point of view are the plaster bust (perhaps of the Venus of Leeds) that has been approached to the mirror. This juxtaposition, although it appears to be an original solution of the painter, testifies to a very important use of the mirror to study the work in progress from different points of view. The observation through the mirror, with its reversed and two-dimensional image, reveals many anomalies, defects and minor errors that can be modified immediately during the work. The use of the mirror is proposed by the art academies in the exercise of drawing from life. After the advent of photography, many sculptors used and still use photographic images during the creative process with the same purpose. Auguste Rodin made a large use of photography during the work in progress and often intervened on the photographic images themselves with ink corrections, modifications and different ideas.

At last, what makes this painting really interesting and unique is its substance, the purpose that the artist wanted to achieve, that is to bring the observer really into the Canova Studio in the most profitable and private moment for a sculptor, that is the moment of modeling. Admiring the painted scene we really have the feeling of ‘stealing’ a few seconds of private life, the opportunity to peek behind the scenes while get at the same time that feeling of privilege and concession that very few people would have been lucky enough to get.

 

IT:

Sulla lunga tradizione dei dipinti degli Atelier d’Artiste, che conservano oggi anche uno straordinario valore di testimonianza storica, quello di Pompeo Calvi (1806-1884) (olio su tela 1195 x 972) ci appare come una moderna istantanea, come una Polaroid che ferma il momento esatto di un contesto, di un luogo, di una scena che altrimenti potremmo solo immaginare. L’interno dello studio romano di Antonio Canova, ancora esistente in Via Canova, è avvolto da quella atmosfera tipica degli studi d’artista di un tempo, forse con qualche elemento e oggetto volontariamente disposto in maniera strategica, come il cavalletto riverso sul pavimento, la zeppa di legno o il buco nel pavimento, proprio al fine di enfatizzare quel sapore caratteristico di questi luoghi. Tutto rimanda e sottolinea la personalità del grande scultore neoclassico che, elegante e colto, anche durante i momenti di lavoro e concentrazione amava osservare e lasciarsi ispirare dalle sue stesse opere e dalle letture dei classici. La stanza è ben illuminata da un’ampia sorgente di luce naturale che arriva dalla destra dell’osservatore, tutto il resto ne riceve i bagliori e le ombre in maniera diffusa e non violenta. Al centro lo scultore è ritratto nel suo abbigliamento da lavoro, concentrato e colto in una posa dinamica durante la quale osserva attento l’opera in corso di modellazione, studiandola giusto due passi indietro per inquadrarla nella sua interezza. In mano tiene uno stecco di bosso ed altri di diversa forma e misura posati ed infilati nella creta fresca alla base della scultura. La pratica di infilare gli stecchi nella creta è molto diffusa e nasce da un gesto spontaneo, quasi involontario, che permette di riconoscere rapidamente lo stecco da utilizzare durante il lavoro di modellazione. Il gruppo scultoreo è quello della Beneficenza per il monumento funebre a Maria Cristina d’Austria.  L’opera in corso è posta su un massiccio trespolo da scultore sufficientemente solido da sopportare il peso di diversi quintali di creta. Una scaletta permette di raggiungere le parti alte dell’opera. La cassetta di legno in basso è dotata di un feritoia per una agevole presa ed è un oggetto assai utile in bottega per molteplici utilizzi, su di essa c’è un catino di rame o ottone con acqua ed una piccola scopa di saggina che serve a schizzare acqua sulla scultura per mantenere fresca e morbida la creta. La modella è seduta in basso a destra, probabilmente durante una pausa, intenta ad osservare un disegno del maestro. I suoi capelli sono acconciati alla maniera classica e sotto i piedi nudi un bel drappo rosso la protegge dal pavimento polveroso e freddo. Il suo abito è poggiato sul tavolo anch’esso disordinato e pieno di cose. In questo modo tutti gli elementi presenti descrivono la scena in modo dinamico e realistico un istante, un momento di vita. Il cavalletto riverso a terra, il mozzicone di candela ed il buco nel pavimento di terracotta enfatizzano il realismo della scena. Sulla parete di fondo, come è tipico negli studi d’artista e nelle botteghe di gessi, sono appesi un gran numero di bassorilievi, calchi e frammenti in gesso. Sulla mensola alcuni bozzetti fanno bella mostra quasi a simboleggiare in modo iconico alcuni grandi capolavori di Canova. Da sinistra una terracotta dell’Ercole e Lica, poi un gesso della Ebe, al centro una terracotta del Perseo, poi un piccolo busto. Ed in ultimo una creta secca della Venere Italica. Oltre la tenda e la grande porta con i vetri montati a piombo si intravede un altro ambiente con il solaio in travi di legno, al suo interno i modelli in gesso di Napoleone come Marte Pacificatore del 1809, il Creugante ed in fondo un Leone della tomba di Clemente XIII in San Pietro a Roma. Il bel sedile  stile Impero sembra provenire da un ambiente domestico di una elegante dimora. Gli oggetti che ritengo più interessanti da un punto di vista tecnico sono il busto (forse della Venere di Leeds) che è stato avvicinato allo specchio. Questo accostamento, sebbene sembri una trovata originale del pittore, testimonia l’importantissimo uso dello specchio per studiare l’opera in corso di realizzazione da differenti punti di vista. L’osservazione attraverso lo specchio, con la sua immagine ribaltata e bidimensionale, rivela moltissime anomalie, difetti, incongruenze che possono essere cosi modificate nell’immediato durante il lavoro. L’uso dello specchio viene proposto dagli insegnati d’accademia nell’esercizio del disegno dal vero. Dopo l’avvento della fotografia moltissimi scultori ricorrevano ed utilizzano tutt’oggi le immagini fotografiche durante il processo creativo. Auguste Rodin usava molto far fotografare le sue sculture in corso d’opera e spesso interveniva sulle immagini fotografiche stesse con correzioni, modifiche ed idee differenti.

Tuttavia ciò che rende davvero interessante ed unico questo dipinto è la sua sostanza, lo scopo che l’artista si è proposto di raggiungere, ovvero portare l’osservatore realmente all’interno dello studio canoviano nel momento più proficuo e più privato di noi scultore, quello della modellazione. Ammirando la scena dipinta si ha realmente la sensazione di rubare qualche secondo di vita privata, l’opportunità di sbirciare dietro le quinte provando allo stesso tempo quella sensazione di privilegio e di concessione che davvero in pochi avrebbero avuto la fortuna di ottenere.